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    January 17

    THE ART OF LOOSING

    The art of loosing
    ELIZABETH BISHOP

    The art of losing isn't hard to master;
    so many things seem filled with the intent
    to be lost that their loss is no disaster.

    Lose something every day. Accept the fluster
    of lost door keys, the hour badly spent.
    The art of losing isn't hard to master.

    Then practice losing farther, losing faster:
    places, and names, and where it was you meant
    to travel. None of these will bring disaster.

    I lost my mother's watch. And look! my last, or
    next-to-last, of three loved houses went.
    The art of losing isn't hard to master.

    I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
    some realms I owned, two rivers, a continent.
    I miss them, but it wasn't a disaster.

    Even losing you (the joking voice, a gesture
    I love) I shan't have lied. It's evident
    the art of losing's not too hard to master
    though it may look like (Write it!) like disaster.
     
    [- L'ARTE DI PERDERE -
    L'arte di perdere non è difficile da imparare; / così tante cose sembrano pervase dall'intenzione / di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro. / 
    Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento / delle chiavi perdute, dell'ora sprecata. / L'arte di perdere non è difficile da imparare. / Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta: / luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui / volevi viaggiare. Nessuna di queste cose causerà disastri. / Ho perduto l'orologio di mia madre. E guarda! L'ultima, o / la penultima, delle mie tre amate case. / L'arte di perdere non è difficile da imparare. / Ho perso due città, proprio graziose. E, ancor di più, / ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente. / Mi sono mancati, ma non è stato un disastro. / Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto  / che ho amato). Questa è la prova. E' evidente, / l'arte di perdere non è troppo difficile da imparare, / benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.]

    January 02

    IMMORTALE

    Il brano seguente è il monologo finale di Puck, tratto da "Sogno di una notte di mezza estate" di William Shakespeare.
     
    Se noi ombre vi abbiamo irritato,
    non prendetela a male, ma pensate
    di aver dormito, e che questa sia
    una visione della fantasia.
    Non prendetevela, miei cari signori,
    perchè questa storia d'ogni logica è fuori:
    noi altro non v'offrimmo che un sogno;
    della vostra indulgenza abbiamo bisogno.
    Come è vero che sono un Puck onesto,
    se abbiam fallito vi prometto questo:
    che, per fuggir le lingue di serpente,
    faremo assai di più, prossimamente.
    Se no, chiamatemi bugiardo e mentitore.
    Per ora buonanotte, signori e signore.
    Non siate avari di mano: siamo amici,
    e in cambio Robin vi farà felici.